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Primo sangue

La nebbia sfumò con un lampo rosso cremisi, poi le pupille dei due viaggiatori si ristrinsero fino a riprendere le dimensioni normali mettendo a fuoco un corridoio ricavato nella roccia. Il silenzio era totale, solo il fischio tipico del "viaggio" echeggiava percepito dai soli due maghi per poi svanire progressivamente.
- Come ricordavo, nulla di particolare. - disse Sceiren scuotendo il capo per riprendersi del tutto ed estraendo la spada.
- Nulla di particolare, come immaginavo. - gli fece eco Imoterius appoggiandosi al suo bastone magico e contemplando per la prima volta il luogo dove era finito.
- Zio, direi che sarà una bella sfida! - sibilò il mago rivolto a Sceiren.
- Sfida? –
- Certo, non vedo l'ora di affrontare qualche bell'orchetto e non certo per farlo saltellare qua e la sottoforma di pinguino questa volta. Sarà stuzzicante vedere chi lo abbatterà per primo: se io o te. –
- O me, se non la finite... - tagliò corto July avvicinandosi ai due maghi appena rientrati.
Attraversare un portale non era piacevole per tutti: in molti casi provocava vertigini il percepire per alcuni istanti l'assenza del proprio corpo, del proprio peso, del proprio equilibrio. Appoggiati al muro, oltre ai due gnomi, diversi altri membri della spedizione, altri barcollavano visibilmente scossi. Ilaria, Whitescar e Nanael, sfiorando la fronte dei messi peggio, restituivano un barlume di salute calmando i conati di vomito e i giramenti di testa. Selune valutò che avrebbero dovuto attendere ancora qualche minuto prima di potersi disporre in formazione. In parole povere, valutò la loro vulnerabilità.
Nadìr era come una statua: immobile, attenta, con l'arco puntato verso il basso ma pronto a scattare contro la prima minaccia... tuttavia quella situazione era più preoccupante delle grida confuse degli orchi, il silenzio era davvero surreale: l'ultima volta che erano scesi Roredrix e Selune avevano dovuto fronteggiare immediate minacce, da soli mentre gli altri si teleportavano uno alla volta.
Questa volta gli orchi parevano essersi come volatilizzati o, forse, più probabilmente appostati. Una trappola.
- Selune, procediamo con attenzione. - sussurrò l'elfo al paladino che, evidentemente, stava ragionando nei medesimi termini.
Poco dopo un piccolo esercito marciava silenzioso nei meandri della terra. Roredrix e Wayscraper in testa, seguiti da Selune e Sceiren, poi July, Lòre e via tutti gli altri. Chiudevano la fila Zigho, che copriva il gruppo, e Hytujaram.
- Dove pensi che siano tutti? - chiese il guerriero all'elfo guardandosi intorno.
- Non lontani, vedrai. - rispose Zigho, lanciandosi un'occhiata alle spalle. In lontananza, il riecheggiare di rintocchi metallici, come di catene che si urtavano a vicenda.
Il cuore del gruppo era tenuto al sicuro al centro: i maghi, gli evocatori e il gruppo dei curatori erano circondati dai membri più solidi. Sarebbe toccato a loro impedire il peggio, molto probabilmente.

Evocatori...

Araton camminava silenzioso. Non aveva più parlato con il suo apprendista da quando avevano oltrepassato i due monoliti. La sua concentrazione era massima, così come il timore di non riuscire a intervenire per tempo se gli eventi fossero precipitati. Albina, se prima di raggiungere la Searing Gorge sembrava gestibile, da quando aveva inalato l'area solfurea della valle pareva come impazzita. Anche lì, in territorio nemico, non sembrava quasi rendersi conto di dove si trovasse, spaziando con gli occhi stralunati a destra e sinistra. Era strano, soprattutto perchè Araton sapeva bene che l'evocatrice non era novizia di quei luoghi. Albina aveva partecipato alla prima sfortunata incursione, anni addietro. Non riusciva a capire. Pain invece capiva benissimo. L'evocatore si era rintanato nel cappuccio del suo mantello color cenere e mascherava la sua estasi tra le ombre. Sapeva bene cosa eccitasse tanto la sua avversaria, perchè lo stava provando anche lui: un misto di ansia, sensuale eccitazione e ira furibonda ardeva nelle sue vene. Era l'evocazione, la somma evocazione che sussurrava da dentro le loro ossa, nel loro sangue, per essere chiamata e solo chi aveva sfiorato le tenebre che la circondavano poteva percepirne la presenza e ora, là sotto, nelle viscere della terra, il signore oscuro stava chiamando. Pain tuttavia non si riteneva uno sciocco e non manifestava quanto invece Albina sembrava palesare ad ogni passo e sfruttava il suo largo mantello per nascondere il sorriso senza contare che lui, Pain, a differenza dell'evocatrice dalla pelle color del latte, aveva un compito da svolgere e neppure quella sensazione lo avrebbe distolto. Era troppo importante.