Una corsa al rallentatore
Le ombre indistinte del mondo si distesero in linee di colore sempre più nitide. Marrone, bianco, nero, rosso. Due occhi grandi, azzurri come l'acquamarina e profondi come le miniere della vecchia Ironforge. Un vortice tolse valore alla realtà poi ancora quegli occhi color del cielo ed altri occhi, altre pietre preziose estratte dal più profondo del subconscio, due mobili occhi neri come l'acciaio maledetto delle miniere di Molten Core. Non riusciva a mettere a fuoco nessun particolare per più di pochi secondi perchè lingue di fuoco incandescente gli strappavano il respiro, impedendo la concentrazione su nulla per più di pochi attimi. Nero, azzurro, oro, color dell'oro, una distesa di capelli color dell'oro racchiusi in un vortice perfetto e grazioso, come l'acqua di un ruscello di montagna che zigzaga tra le rotonde rocce del suo fiume... una treccia.
Un calore rassicurante lenì il dolore diffuso e il bruciore nelle sue vene permettendogli di espirare, come se accogliesse l'aria nei polmoni per la prima volta.
Una tozza mano,la sua, incerta si alzò verso i suoi occhi. Era vivo. Si accarezzò la barba imbrattata di terra e sangue... anche quello il suo senza dubbio.
- Selune, si sta riprendendo! -
Riconosceva quella voce. Whitescar. Ilaria continuava a fissarlo dritto negli occhi, impassibile, ma con quell'aura di pacata tranquillità che lo ristorava ogni istante di più.
- E' passata, non so come, ma sei vivo. –
- Se...lune. Cosa...?-
- Vuoi sempre fare tutto di testa tua, cocciuto, maldestro nano senza futuro... - era dura, era implacabile, era terrorizzata.
Bryger si voltò lentamente verso la voce e la vide, bellissima, avvolta dalle ombre, quasi eterea. Lùce sembrava come dissolversi in un turbinio convulso di vapori violacei, ma il vecchio paladino conosceva troppo bene la ragazza per non cogliere quel dolore insito nelle sue parole. Non era morta la Lùce che amava come una figlia, era lì, nascosta, come il gioiello nella gemma grezza, come l'alba nella notte, come la fede nella cecità della disperazione.
- Sto bene, ragazza, e levatevi di torno! - cercò con la mano la sua arma prediletta e, trovata, la usò per appoggiarsi e rimettersi in piedi.
- Che stiamo aspettando? - dalla fronte una delle molte ferite riportate si riaprì improvvisamente. Ilaria non perse tempo e toccandolo arrestò l'emorragia.
- Occorre che ti bendi, Bryger. E non solo sulla fronte. –
Senza perdere tempo Araton afferrò alcuni stracci di tela di rune, trovati lungo il cammino, e le tagliò in strisce di pochi centimetri di larghezza. Preso, poi, un unguento medicinale, lo spalmò lungo il lato interno e lo passò alla sacerdotessa.
- Meglio se gliele applichi tu... –
- Una mummia... che vergogna...-
- Non sarai più ridicolo del solito. - lo punzecchiò Zigho.
Bryger attese pazientemente che Ilaria gli fasciasse la fronte, le braccia ed altre mille parti prima di opporsi con tanta energia da rendere evidente che il suo stato di salute gli permetteva quantomeno di camminare e, infatti, dopo l'ennesima protesta, Selune si decise a interrompere i curatori: non potevano fermarsi altro tempo per curare un nano sano.
- Rimettiamoci in marcia, in fondo le botte in testa che ha ricevuto pare abbiano esaurito il loro effetto calmante...- e sorridendo riprese a far strada.
