Epilogo
Mia cara Gàia, mi conforta sapere che in questo momento oscuro possa avere una persona tanto fidata da lasciare nelle sue mani il mio unico figlio. Purtroppo la nostra folle impresa si è rivelata per quello che era fin dall'inizio, una follia. Non riesco neppure a scriverlo, ma non potendo evitarlo dovrò farmi forza ed essere preciso, visto che questa missiva sarà ciò che il mondo saprà di me, almeno per un po'. Antera è morta, proprio ad un passo dalla meta. Non ha importanza come, ma solo che ora sono solo, solo al mondo. Mi dirai, hai un figlio che ti aspetta ed hai ragione a ricordarmelo. Talvolta, nonostante la tua giovane età, sei più saggia di me. Che grande druida diventerai! Purtroppo però, stando a contatto con gli umani tanto da innamorarmi di una di loro, forse ho dimenticato per sempre chi sono e la saggezza che invece leggo nei tuoi pensieri, anche se a distanza, e le emozioni, il cuore, sconfiggono la ragione, la mente. Non posso tornare, amica mia, non ora almeno, il mio viaggio dovrà durare ancora per qualche tempo. Quanto? Non so dirlo. Vorrei abbracciare Illentar prima di partire, ma guardando i suoi occhi fanciulleschi ed ingenui non potrei trattenere la verità... non potrei in effetti avvicinarmi a lui dopo quello che ho fatto, anzi, che non ho fatto nei confronti di quella che ha sempre chiamato sua nonna e che invece era sua madre. Mi sento responsabile, Gàia, e il vuoto terribile che sento dentro mi impedisce di tornare alla mia vita di sempre. Dopo aver visto miseramente fallire tutti i tentativi di Ilaria e degli altri curatori per far tornare in vita mia moglie, con lei si è spenta parte di me e credo che lasciare questo mondo potrà aiutarmi a recupare parte di ciò che ho perduto. Per questo, proprio ora che sto scrivendo, ho davanti lo spettacolo grandioso del Portale Oscuro, portale che mi accingerò ad attraversare dopo aver fatto partire questa missiva. La vita non è giusta, non lo è mai in effetti, tuttavia per una volta avevo creduto di riuscire ad ingannarla, ad ingannare la morte, e sono rimasto bruciato dalla mia stessa arroganza, dalle mie stesse illusioni. Ora non trovo corretto far attendere il messaggero messomi a disposizione dal reggente di Nethergarde, così concludo. Dai un abbraccio al piccolo Illentar da parte mia ed abbi cura di lui, ancora per un po'.
Con eterna stima e gratitudine, Sceiren - Mago."
- Non posso credere che sia finita così. Non è stata colpa di nessuno, Selune, non potevi farci niente. I miracoli accadono raramente e di solito mai due volte nello stesso giorno. La morte di Antera è stata una terribile fatalità, ma nulla di più, purtroppo. -
Erebus aveva ascoltato tutta la storia da Selune ed ora tirava le somme della spedizione appena conclusa. L'evocatore si appoggiò al corrimano del suo balcone e lasciò vagare lo sguardo sulla Grande Forgia di Ironforge ed al via vai di nani ed avventurieri lungo il sentiero dell'anello interno della capitale dell'impero dei nani di Dun Murogh.
- La parte peggiore è stata raccogliere l'oro e gli altri oggetti dalla tana di Ebonroc per poi dividerli tra i partecipanti della spedizione, mentre Sceiren piangeva la morte della moglie. Talvolta essere capi ha un peso insostenibile. Ti avrei voluto lì per cederti questo "onore". -
Erebus fece spallucce e voltandosi tornò a guardare l'amico.
- Come l'ha presa Ilaria, voglio dire, deve essere stata durissima per lei non riuscire là dove Mamiya ha avuto successo. Era molto affenzionata ad Antera. –
- Che devo dirti Erebus, l'ha presa come molti di noi, ma come ha ribadito più volte proprio lei dopo l'ennesimo tentativo non sempre è possibile riportare indietro dalla morte e, per esperienza, posso confermare. Se le ferite sono particolarmente gravi e, soprattutto, se la forza vitale del soggetto non è sufficiente, non c'è preghiera che possa compiere il miracolo... e poi, come hai detto tu, purtroppo avevamo già avuto il nostro miracolo. –
- Sembra quasi che ti dispiaccia. - lo punzecchiò Erebus sorridendo.
- Andiamo... nessuno merita di morire, non volevo dare l'impressione che mi dispiacesse. Dico solo che avrei preferito che non si facesse colpire, forse, chissà, Antera avrebbe avuto una possibilità in più in questo modo. –
- Anche Mamiya ha tentato mi hai detto e non ha avuto fortuna. Selune, semplicemente così doveva andare. Non c'è altro da ricercare nei fatti che mi hai descritto. –
- Può darsi. - tagliò corto senza troppa convinzione il paladino. - E' incredibile, comunque. –
- Cosa? - chiese interessato Erebus all'amico.
- E' incredibile come in così tanti siano accorsi alla richiesta d'aiuto di Sceiren. Sai cosa credo?, penso che la tela che tu e Nadìr avete tessuto nell'ombra tempo fa ancora regge, nonostante il tempo e gli eventi che hanno portato al suo scioglimento. –
Erebus sorrise e si passò la mano lungo la mascella.
- Cosa stai cercando di dirmi esattamente, Selune? –
- Non so, è solo che pensavo: se per una richiesta d'aiuto ci siamo mobilitati in così tanti, magari, per qualcosa di ancora più ardito, forse potremmo riavvicinarci di nuovo. –
Erebus si stiracchiò e si avvicinò all'amico.
- Pensi che saremmo ancora in grado di gestire un progetto tanto ambizioso? –
- Sei stato tu a parlarmi di una certa idea, dei “Templari”, o sbaglio? –
- Sì, certo, ma non immaginavo mi stessi ascoltando quella sera. Parevi più ubriaco che altro. –
- Ti ascoltavo invece. –
- Tutto è iniziato con la morte e con la sconfitta del drago d'ebano... nero come l'ebano. Templari Neri. –
- Potrebbe essere un'idea. –
- Lasciamo passare un po' di tempo, ma non troppo, poi raggiungi i partecipanti e vediamo se ne esce qualcosa di buono. –
- La rinascita dalla morte, chissà... - e afferrato un calice di vino che Tillisha aveva adagiato sul tavolino del salotto, lo alzò verso il soffitto:
- Ai nostri amici andati e mai dimenticati... ed ai Templari Neri. –
- E sia. - fece eco l'amico, prima di tornare a fissare la Grande Forgia.
