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Ordine e caos

Lo zaino è qualcosa di estremamente legato alla persona che lo indossa. Uno zaino rappresenta in piccolo quello che una persona è, sa fare, può diventare, la strada che ha percorso e quella che percorrerà, parte delle battaglie che ha affrontato, le ferite subite, i giorni passati nella polvere, i giorni passati nella gloria.
Lo zaino di Antera, nonostante gli anni, era sempre lo stesso, certo rattoppato qua e là, ricucito su un lato e magicamente riparato laddove nessun sarto, per quanto bravo, avrebbe potuto essere d'aiuto. Ma come la maga era lì, inossidabile, inattaccabile dal tempo, sempre pronto ad una nuova sfida, alla prossima battaglia.
Antera aveva disposto sul letto tutto il necessario per il suo viaggio che, a dispetto di quanto sussurrato dagli altri membri della compagnia, amici di una vita come conoscenti di questi ultimi, non sarebbe stato l'ultimo, certo che no! Antera aveva percorso quasi una intera vita... e ne avrebbe avuta un'altra davanti. Non per lei o, per non essere ipocriti, non certo solo per lei, ma soprattutto per Illentar, il suo Illentar, il figlio che da sempre la chiamava nonna, e per Sceiren, l'elfo che avrebbe pianto sulla sua lapide per altri cento anni, se non avesse fatto qualcosa.
E qualcosa da fare c'era.
Afferrò con stizza una camicia e la scagliò sul letto mentre il cuore le accelerava nel petto per l'agitazione di iniziare un cammino che avrebbe potuto portarla alla fine, prematuramente alla fine, ma che, tra l'altro, avrebbe potuto essere fatale anche per gli altri membri della spedizione, amici di una vita, suoi, di Sceiren, avventurieri fuori dal giro da anni e che per lei avevano ripreso le armi, ripreso a studiare incantesimi, a chiedere favori agli Dei. Insomma, da lì a poco non solo una maga alla fine del suo tempo e suo marito avrebbero affrontato le insidie di Blackwing Lair, ma anche la vecchia come la nuova generazione di avventurieri che, legati da vincoli di onore diretti i primi, o ereditati dai propri padri e dalle proprie madri i secondi, avrebbe rischiato la vita.
Sceiren entrò nella stanza in silenzio, cosa che di rado gli riusciva visto che a dispetto della sua specie, era piuttosto goffo, e osservò tutta la scena.
- Non vengono certo solo per te, Antera, nè tantomeno solo per me. Certo, non renderei loro giustizia se dicessi che scenderanno con noi nella tana dei draghi solo per il bottino, insomma, in effetti forse qualcuno la pensa così,ma... - il mago fissò la moglie che aveva smesso di preparare i bagagli per fissarlo - Ok, ho perso il filo. –
- So perfettamente chi verrà con noi, Scè, e tra questi c'è gente che non combatte sul serio da anni e che viene solo per me e per te. Poi che c'entra, ci sono alcuni che non vedono l'ora di aggiungere qualche testa alla loro collezione come altri che vengono solo per l'oro. Ma mi preoccupo per tutti, Sceiren, perchè qualunque sia la loro motivazione siamo noi a organizzare la cosa e siamo noi, in un modo o nell'altro, i responsabili. –
Il mago si grattò la testa ed annuì.
- Non darti cruccio per le decisioni altrui. Noi possiamo anche essere responsabili dell'idea, nata dal problema che ci affligge, ma siamo burattini delle esistenze dei nostri amici o dei figli di essi. La vita procede per vie semplici, Antera, non complicare ciò che è semplice. Se crei una diga di fronte ad un fiume sei responsabile dell'acqua che si accumulerà dietro di essa, ma non potrai impedire alla stessa di defluire se si aprirà una falla. A parte questo il viaggio che ci aspetta necessita di persone libere da vincoli di timore e il temere per la vita altrui, il rimproverarsi di qualcosa porta a non muoversi liberamente, a non predere decisioni. E tu devi essere pronta e reattiva per arrivare da Lui. E' questo che vuoi, vero? –
- E' questo che voglio - sussurrò la donna senza troppa convinzione, fissando il suo bastone del mago adagiato come un bastone qualsiasi alla parete. Sceiren baciò la sua amata e la lasciò con i suoi bagagli e i suoi pensieri. Doveva prepararsi anche lui.

Si inginocchiò lentamente di fronte all'altare. I suoi fluenti abiti bianchi, bordati d'oro, si adattarono immediatamente alle curve sinuose del suo corpo che, nonostante l'età, ancora mantenevano inalterate le fattezze travolgenti. La sua treccia non aveva perso nulla della sua consistenza, del suo colore, ed ora, di riflesso alle tremolanti fiammelle delle candele, rifletteva il biondo oro che l'avevano caratterizzata da giovane. Al collo il suo medaglione sacro, il simbolo del suo Dio, il Creatore che aveva messo ciascuno dei viventi al suo posto, che guidava la sua mano per impedire che la Morte strappasse da questo mondo i suoi compagni. Ora come allora Ilaria sapeva che avrebbe dovuto avere una fede incrollabile per riportare indietro i suoi amici di sempre, il suo gruppo, i suoi fratelli tutti.
La sacerdotessa iniziò a intonare una nenia di apertura, il rito che precedeva ogni notte prima della partenza, le sue preghiere. Aveva preparato le sue cose la mattina e il pomeriggio aveva riposato. Sapeva che la notte sarebbe stata dedicata a Lui, non le apparteneva. Così aspettando le primi luci dell'alba, Ilaria pregò il Creatore che il viaggio che stava per intraprendere si concludesse secondo il suo volere, possibilmente, nella direzione da lei desiderata.