Tutte le frecce nella faretra
Folgorello annusò un cespuglio d'erba verde ancora brinata. Il profumo era forte ed evidentemente piuttosto piacevole per l'animale, che nitrì con soddisfazione un attimo prima di strapparlo con un morso dal suolo e mandarlo giù soddisfatto. Si voltò lentamente e seguì la mano del padrone che gli accarezzava con affetto il crine. Era con Sceiren da anni ormai... molti anni. L'elfo sorrise al suo cavallo, poi lo grattò tra le orecchie con indubbia beatitudine del compagno. Quella per lui sarebbe stata probabilmente l'ultima avventura.
- Ho ridotto il peso al minimo e anche di meno, grazie a qualche trucchetto. - sussurrò all'animale che come capendo nitrì in segno di approvazione.
Il mago tornò sui suoi passi, sistemandosi meglio lo zaino sulle spalle è rientrò in casa.
Gàia stava ascoltando Antera con attenzione. Sceiren intuì che l'elfa stoicamente stava registrando per l'ennesima volta le solite raccomandazioni di Antera, che instancabile ripeteva e ripeteva, forse più per convincere se stessa che aveva detto tutto che non per assicurarsi dell'altrui comprensione.
- Antera, è ora. - e sorrise a Gàia, che con la proverbiale inespressività degli elfi dei boschi più profondi non dette nulla da vedere, anche se il mago sapeva bene che aveva apprezzato il suo tentativo di chiuder e una volta per tutte la discussione.
Infine l'agognato epilogo e il classico - Ho compreso tutto, Maga Antera -. Non c'era altro da aggiungere se non la parte davvero difficile.
- Nonno Sceiren! Nonno Sceiren! - Illentar sbucò come un furetto dalla sua tana, sgattaiolando da dietro la druida ed evitando l'abbraccio della maga per lanciarsi tra le braccia del nonno. Sceiren sorrise e lo sollevò al cielo: la luce del sole si confuse coi capelli biondi del mezz'elfo. La sua risata argentina, i suoi occhi chiusi e le sue braccia al cielo. Sceiren focalizzò bene il tutto: i colori, le forme, i suoni, tutto quello sarebbe stata la sua arma più letale, la sua ancora di salvezza. Non aveva cosa più preziosa al mondo. Anche Antera aveva accettato di essere al secondo posto per lui, ma del resto Illentar aveva surclassato per lei lo stesso Sceiren. Era l'ordine delle cose.
- Nonno, mi porti un regalo! –
- Naturale! Un regalo che non dimenticherai, piccolo mio! Vedrai! Ma ora dai un bacio al nonno ed alla nonna, un bacio portafortuna! - E si chinò per ricevere l'abbraccio più speciale.
Antera osservò i due e si sentì mancare, ricacciò in gola il pianto e con un sorriso stampato in viso si chinò in attesa del suo turno. Illentar non si fece attendere e con un salto scomparve nell'abbraccio della nonna.
- Comportati bene, ascolta Gàia e non fare tardi guardando le stelle. –
- Va bene... - rispose senza convinzione il bambino, poi la maga si alzò eretta, afferrò il suo bastone e senza voltarsi indietro montò sul suo bianco destriero seguita da Sceiren e dal suo Folgorello.
I due al trotto lasciarono la casetta nei boschi puntando a Nord. Il treno attendeva.
- Un mago che ha paura di volare? Non ci posso credere! - e scoppiò a ridere fragorosamente. Lo stalliere dei grifoni fissava il nano che rotolava dalle risate urtando le botti cariche di carrube e ghiande fresche, il cibo preferito dei grifi da medie percorrenze.
- Non lo trovo divertente... non sei divertente! - biascicò Zaltar dando un calcio al compagno che non voleva smettere di ridere.
- Beh, io vi aspetto dall'altra parte. - disse Zigho, pagando lo stalliere e montando in groppa al maestoso grifo. L'elfo afferrò saldamente le briglie, si piegò fino a sfiorare le penne nocciola del collo dell'animale, quindi con un cenno del capo attese la partenza. Lo stalliere si avvicinò e controllato che lo zaino fosse ben fissato al passeggero, prese il fischietto che aveva al collo e se lo portò alle labbra. Zaltar ebbe un brivido. Odiava quel momento, anche quando non toccava a lui. Il decollo era spaventosamente a scossoni. Un sibilo echeggiò sulla torre dei grifi di Aeris Peak e prima che il suono fosse svanito, l'enorme creatura aveva già spiccato il volo puntando alla meta.
- Zaltar... non devi avere paura... è normale per i grifi volare... - ma Lore era un pessimo attore e July a terra non si lasciò sfuggire l'occasione per tornare a ruzzolare in preda a spasmi.
- Piantala! Piantatela! Ora vi faccio... Salgo io! - E superò Selune e July in fila prima di lui.
- Aspetta il tuo turno, o hai fretta di avvicinarti a Dio! - concluse quasi fosse una preghiera il prete prima di scoppiare a ridere e riprendere a ruzzolare a terra in preda alle risate.
- July! te lo faccio vedere io! Allora ma quanto ci vuole per partire!! –
Lo stalliere senza alcuna inflessione mostrò il palmo della mano, poi aggiunse mestamente: - 5 monete di argento, per te 4 se parti subito . –
- Beh, è ovvio uno sconto - sussurrò Lore passando una mano sulla spalla di Zaltar ed una su quella dello stalliere - prima parte lui prima riprende il lavoro normale per te! -
Inutile dire come prese l'ennesimo scherzo il nano a terra.
Sella: ben stretta; redini: afferrate; puzza: di pennuto sudato; libro degli incantesimi: assicurato con doppio nastro dietro la schiena; zaino: in spalla; bastone del mago: bel legato. Solo qualche ora di volo a decine di metri dal suolo, tra le nuvole, e tutto sarebbe finito. Il nano, frattanto, si era alzato ed ora con le braccia conserte contemplava la dipartita dell’amico.
- Pronto? - chiese ritualmente lo stalliere.
Zaltar fissava dritto davanti a sè, quasi in trance.
- Ah Zaltar, una cosa! - gridò Lore saltellando tra il grifo e lo stalliere - Se proprio devi vomitare... NON FARLO CONTROVENTO! - E tra gli improperi del mago, le risate del nano e l'applauso del resto della fila il grifo prese la rincorsa e si lanciò nel vuoto dalla torre dritto verso la meta.
