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Incontri

Ricordo ancora con piacevole entusiasmo la prima volta che attraversai il Mare Velato per mettere piede nel porticciolo di Auberdine. Darnassus era il mio nido, ero sicuro lì e l'averlo alle spalle mi provocava sensazioni contrastanti: da un lato il sentirmi ormai adulto, pronto ad affrontare il mondo, dall'altro il sentirmi improvvisamente solo, con al mio fianco solo le mie paure e le mie capacità, in perenne scontro.
Fu in quel viaggio, breve ma significativo, il mio primo vero viaggio, che presi l'abitudine di scrivere, di prendere appunti, di lasciare pennellate delle mie vicissitudini su pergamena perchè non andasse mai perduta la mia esperienza. Allora non potevo immaginare che avrei avuto qualcuno a cui raccontare come fossero favole le mie vicende, però adesso tutto è diverso. Se guardo davanti a me vedo Antera e l'ignoto che rappresenta la nostra ultima avventura insieme; ma, alle mie spalle, vedo gli occhi di Illentar che, inconsapevole, attende il nostro ritorno. Sono certo che Gàia saprà tenerlo fuori dai guai, almeno per un po', ma resta la responsabilità di non conoscere come questo viaggio avrà fine: il piano di Antera è ardito, quasi folle, con poche possibilità di successo, eppure siamo qui in molti, parecchi volti conosciuti, altri completamente nuovi, pronti a muoverci verso la gola della terra che già una volta ci ha ricacciato con violenza. Dovrei essere preoccupato, dovrei sentire il peso della responsabilità di aver trascinato i miei amici più cari in questo posto, eppure, osservando Zigho puntare per gioco l'arco contro Tempesta, guardando Wayscraper che discute animosamente con Whitescar su come impostare l'avanzata, se lascio cadere lo sguardo su Selune, mamma Selune, come lo chiamavamo ai tempi d'oro, molti anni prima, che dispone, disfa, consiglia, si rassagna al fatto che Zaltar non lo seguirà qualunque siano le parole, non posso non sorridere di cuore, col cuore... La mamma Selune... quanti ricordi, la mamma che guidava la squadra nei meandri delle valli incandescenti di Molten Core, mamma Selune che, spalla a spalla con Nadìr ed Erebus, aveva contribuito a trasformare un gruppo di casinisti entusiasti avventurieri in una squadra, squadra che ora, almeno in parte, era ancora una volta sulla breccia. E che dire dell'aura di purezza, quasi percepibile a pelle, che circondava poco lontano Ilaria e July che, all’unisono, intonavano una profonda preghiera. Come posso, guardandomi intorno e osservando vecchi compagni e nuove leve discutere assieme dell'imminente scontro, come posso non sentirmi ancora vivo e felice ed eccitato per quello che stiamo per fare. Il tempo pare fermarsi in momenti come questi... ma è solo illusione. Se lascio che i ricordi tornino nel mio cuore e apro gli occhi, i miei occhi, al mondo, quello vero, purtroppo l'entusiasmo mi scema: Antera è ormai una vecchia maga, Roredrix non è più l'anima del gruppo e adesso è lì, in disparte, a contrastare i ricordi del suo passato con i quali molto presto dovrà venire a capo; Albina pare più folle che mai: fissa il sole rosso del tramonto quasi non provasse dolore a guardarlo così direttamente, quasi le piacesse patirne... l'Ordine mi aveva imposto un guardiano per lei, una mia vecchia conoscenza, Araton, ma ancora non era arrivato... e poi l'altro Evocatore, l'essenza stessa delle maledizioni che infliggeva. Pain. Chiunque, guardando quel gruppo eterogeneo e pericoloso, potrebbe pensare che sia io il pazzo, ad aver concentrato in un solo posto una mistura tanto esplosiva, ma non è così: conosco uno ad uno ogni membro della spedizione che avevo organizzato ed sono consapevole di una semplice quanto cristallina regola che li riguardava tutti quanti, giovani, vecchi: erano pericolosi assieme, certo, ma solo in assenza di uno scopo comune, e nelle mie lettere ne ho dato uno ad ognuno. Sapevo quanto Yukina, un giovane elfo dello stesso clan dell'ormai ritirato Dragavon, volesse misurarsi in abilità con la nostra punta di diamante Zigho; sapevo quanto Pain desiderasse rivelarsi superiore ad Albina e quanto quest'ultima a sua volta desiderasse vendicarsi sulle creature che abitano Blackwing lair. Ci sono combattenti pronti a perdere un braccio per arricchirsi, altri per il trofeo, altri ancora che desideravano solo superare se stessi, sconfiggendo un nemico sempre più possente. Per tutti loro ci sarebbe stato il momento di mettersi in mostra e realizzare il prorpio obiettivo, questo ho pensato allora e questo continuo a pensare adesso, a poche miglia dall’ingresso.
Vorrei annotare un ultimo dettaglio per oggi: il profumo della cucina di Shaday. Ancora oggi mi chiedo come abbia fatto a portarsi dietro da Kalimdor a Thorium Point due maiali interi per sfamare tutta la compagnia...