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Impatto

Il calderone

Un terremoto scosse il suolo della Searing Gorge quando la spedizione lasciò Thorium Point e si riversò come un'onda di marea verso la valle sottostante. Il nome di quei luoghi discendeva da un antico dialetto parlato dai nani oscuri che ancora lavoravano il thorium nella gigantesca miniera che sprofondava nell'oscurità nel centro della valle. Il termine, distorto dal tempo e dalle molteplici traduzioni, significava Gola Bruciante, e il motivo per cui i nani di allora la definirono in quel modo era evidente ancora oggi a tutti coloro che vi mettevano piede: la polvere di ruggine inalata era come brace nella gola.
Il gruppo era capitanato da Selune, in groppa al suo bianco destriero, subito dietro Nadìr e July, poi Roredrix, Wayscraper, Whitescar, Sceiren, un gurppo di una diecina di nani assoldati dal mago per tenere al sicuro le cavalcature durante la spedizione, poi via via tutti gli altri.
Poco distante, nelle retrovie, Zigho, Lore e Shaday seguivano il gruppo, tenendolo di fatto al sicuro da possibili attacchi alle spalle.
Davanti alla compagnia il sentiero che costeggiava la miniera, chiamata ormai da secoli Il Calderone, le numerosi torri ricoperte di ruggine, le travi, le carrucole, una struttura davvero impressionante in continuo movimento. I nani dovevano essere sotto la superficie, ma i meccanismi che muovevano dalla loro posizione erano tutti in funzione creando un gioco di forme e ingranaggi affascinante per certi versi, terrificante per altri.
- Ammirevole,davvero ammirevole! Dico, ma... dico: vi rendete conto che solo un genio, nano ovviamente, avrebbe potuto creare un simile spettacolo! Davvero stupefacente! - July si guardava a destra e sinistra, era davvero colpito.
- Già... una ammirevole ferita. Immagino che voi nani non vi rendiate conto che quella... "cosa"... non è altro che una cicatrice a cielo aperto. - gli rispose asciutto Nanael disgustato.
- Cicatrice? - si impastarono le parole in bocca al nano dopo quella mancanza di rispetto. - Beh in effetti non è proprio bellissima... però non si può non riconoscere la complessità e l'ingegno per tirar su una struttura del genere. Guardate quelle carrucole: trasportano di sotto la gente... come una sorta di passerella mobile... molto ingegnoso. - Roredrix urlava per farsi sentire.
- Anche se umano almeno riconosci l'arte quando la vedi! - continuò imperterrito July.
- Arte? - fece eco con poca, pochissima convinzione Nadìr.
- Sì vero!: arte di nano, arte di villano! - canzonò Tempesta al posto sbagliato nel momento sbagliato. Il gruppetto di testa aveva rallentato l'andatura a causa della discussione e, progressivamente, altri membri della spedizione li avevano raggiunti. Tra questi vi erano Pantheoni e la sua, soprattutto in quell'occasione, assai scomoda passeggera.
- Villani! Gnoma, cosa vorresti dire! - Il Nano tirò le redini del suo montone da guerra, ma così non fece il prete che, come prevedendo cosa stesse per succedere, accelerò arrivando quasi di fianco a Selune e lasciando July indietro.
- Torna qui gnoma!! Torna qui! Non temere, prima ti faccio assaggiare la mia mazza e poi ti rimetto in sesto prima di entrare nel vivo!! –
- Andiamo July, rilassati... –
- Sta zitto elfo! - rispose secco a Sceiren il nano ancora su tutte le furie.
- Andiamo, conservate la mazza e le cure, ne avremo bisogno! Ora muovetevi! - come sempre Selune richiamò all'ordine e allentando le redini riprese la velocità iniziale.
Al di là dei punti di vista discordanti, chi davvero era quasi in estasi di fronte a quello spettacolo, a quegli sbuffi di fumo incandescente che, come lava, esplodevano dalle profondità della miniera e si disperdevano nel cielo vermiglio immobile sopra di loro, era Albina: Araton non la perdeva mai di vistà anche perchè, in più di un occasione, quando la traiettoria della carica avvicinava lo squadrone al Calderone, aveva avuto come la sensazione che l'evocatrice fosse lì lì per lanciare quell'incubo di destriero dalla criniera di fuoco e dal color della cenere incandescente nel baratro avvolto da quell'aria malsana. Come Araton, ma per tutt'altri motivi, anche qualcun altro lasciava di fatto la propria cavalcatura a sè stessa, completamente assorbito dallo spettacolo atipico dell'evocatrice: Pain non distoglieva un attimo gli occhi da lei. Non aveva accettato l'invito di Sceiren solo per amicizia, quella ormai era brace, brace ardente, è vero, ma sotto una pesante coperta di cenere, cenere che riempiva tutto se stesso, dalla pelle alle ossa, dall'anima alla mente. No, non aveva fatto tutta quella strada solo per bontà d'animo, oh no, Pain non aveva accettato di buon grado l'ingaggio nè per denaro nè tantomeno per fama, ma solo perchè quella missione gli avrebbe permesso di concludere il suo cammino, lo stesso cammino che ben presto lo avrebbe realizzato, staccandolo dal suolo dei mortali per permettergli di raggiungere le profondità stesse degli inferi che conosceva così bene. Così, colto da un'improvvisa impazienza, incitò il suo destriero infernale a correre più rapidamente, superò Albina e, lanciato, puntò alla testa del gruppo: presto avrebbe avuto la sua occasione e di certo non se la sarebbe lasciata sfuggire.

Blackrock Mountain

Un'ultima collina di roccia e polvere venne battuta dallo squadrone. Nessun orco o altra creatura osò avvicinarsi: la terra tramava sotto la marcia incessante degli avventurieri, tremava o fremeva nell'attesa di sentire tanto potere tutto concentrato nello stesso posto, un potere immenso fratturato in una miriade di schegge tenute assieme da una missione, da un ideale, da un obiettivo... obiettivo finalmente visibile: la terra lasciò il passo ad una serie di lastre di legno consumato dal tempo e dai colpi di migliaia di zoccoli che da anni ormai le calpestavano, ancorandole sempre più in profondità al terreno. Poi, proprio quando la leggera salita diventava pianura, il sentiero finì, contro la parete imperiosa della catena montuosa di Blackrock.