Tuffi al cuore
Le ombre deformi proiettate dalle lanterne, che pendevano dal soffitto per mezzo di pesanti catene, combattevano lungo le pareti del corridoio di ingresso. Il fragore della lava tuonava ovunque. Zolfo e cenere rendevano quasi impossibile respirare senza essere spezzati in due da tosse e conati improvvisi. Era l'ingresso nelle Montagne di Blackrock, ma pareva l'anticamera dell'inferno stesso. Ilaria, stoica, restava dritta impettita e, con una moltitudine di preghiere rivolte ai vari membri della spedizione, rendeva, per quanto in proprio potere, meno pressante la sofferenza della discesa. Tuttavia, avendo scelto di proteggere prima il gruppo e poi sè stessa, più volte aveva trattenuto a stento un colpo di tosse che avrebbe, senza dubbio, annullato gli effetti positivi della sua preghiera. Come lei, anche July e Whitescar facevano del proprio meglio, in particolare il nano, più avvezzo degli altri due a quel genere di condizioni ambientali. Persino Albina e Pain erano provati, per non parlare degli elfi. Roredrix, si era strappato una striscia dalla sua maglia e, dopo averla bagnata, se l'era assicurata sul viso, all'altezza di naso e bocca. Lui era la punta di diamante della formazione, non poteva avere cedimenti. Wayscraper aveva fatto altrettanto, e dopo i due guerrieri in molti avevano trovato soluzioni analoghe.
Tuttavia non era semplice abituarsi: la gola era raschiata dalle esalazioni sulfuree che riempivano il passaggio e il fumo rendeva complicato anche solo orientarsi. Erano tutti novellini in terra ostile. Sceiren afferrò Antera in preda a spasmi dovuti alla tosse: la vecchia maga sembrava un fuscello scosso da una tempesta... l'elfo si chiese se quella follia avrebbe potuto avere un lieto fine. I dubbi si moltiplicavano nella testa ad ogni passo verso il centro del passaggio.
Nascosti nelle ombre, poco dopo i due monoliti guardiani, Lore, Zigho e Shaday scrutavano ingresso e sentiero: non potevano permettere che il gruppo venisse sorpreso alle spalle, soprattutto così vulnerabile.
- Ascoltate! - Selune gridò per farsi sentire dai più vicini. Sapeva che il messaggio sarebbe stato riportato anche a coloro che a causa del fragore non avrebbero potuto sentirlo direttamente - Oltre quella svolta saremo in territorio nemico. Gli orchi sono meno presenti, da qualche anno, tuttavia dovremo stare in guardia! Passeremo sulla sinistra del lago di lava, ci arrampicheremo sulla Grande Roccia e passeremo sul sentiero alle sue spalle per poi saltare sulla balconata, proprio come facevamo un tempo. Tutto chiaro? –
I primi annuirono e poi partì la staffetta per trasmettere fino alle retrovie la strategia.
Il rombo di tuono delle molteplici cascate di lava soppiantò le parole e una sorta di naturale frastuono tornò a rimbombare nella grotta.
Nessuno aprì bocca mentre il corridoio scavato nella roccia si apriva in un ambiente gigantesco e surreale. Dai nani agli elfi, nonostante la zona fosse in territorio ostile, nessuno riuscì a negare un'occhiata a quello spettacolo maestoso: un immenso lago di lava occupava il centro della grotta che verso l'alto, così come verso il basso, si allargava per decine di metri. Cascate di lava incandescente sgorgavano verso il basso, perdendosi in fumi e vapori dalle tinte vermiglie. Al centro del lago di lava si ergeva una struttura circolare collegata all'anello esterno dove si trovava adesso il gruppo, con catene le cui maglie erano grandi due volte un uomo.
- Quelle catene potrebbero inchiodare al suolo un titano... - pensò tra sè e sè Hytu.
- Dove portano? - chiese Mamiya all'elfo poco distante.
Nanael fissò la struttura al centro, poi si voltò verso Mamiya per rimproverarlo: Selune aveva dato un ordine ed era un ordine saggio... poi ripensò a quanti erano e di come erano armati e ci ripensò: - Portano nelle profondità delle montagne. Un labirinto di cunicoli scavati dai nani del passato... evidentemente troppo avidi per fermarsi al primo giacimento... –
Il prete si asciugò gli occhi arrossati dalla fuliggine, poi annuì e tossendo si voltò verso sinistra. La Grande Roccia doveva essere caduta dalla volta del soffitto ere prima ed ora altro non era che una sorta di passaggio per raggiungere una delle gigantesche catene che collegavano le due strutture.
Roredrix, Selune e Wayscraper, seguiti da Sceiren, Ilaria e July erano ai piedi del macigno e stavano per inerpicarvici. Il momento peggiore era saltare giù, sul sentiero un metro più basso della catena, il sentiero scavato da un gruppo di straordinari soldati al servizio delle capitali dell'Alleanza.
Erano i migliori nelle loro specialità, i campioni di ciascuna razza libera di Azeroth, eroi che si erano contraddistinti nella lotta all'Orda e che, uniti negli ideali e negli intenti, avevano fondato una confraternita volta alla battaglia contro il male. Proprio perchè rappresentavano la fusione di razze diverse sotto uno stendardo comune, presero il nome di Uniti o, nel linguaggio arcaico, United. La confraternita United per prima aveva oltrepassato quei monoliti, sterminando gli orchi che li custodivano per affrontare le terribili creature che vivevano nelle viscere della montagna, e si attribuiva a loro il sentiero che permetteva l'accesso alle aree che presto avrebbero dovuto espugnare. La United era una leggenda... purtroppo... ormai solo questo.
Uno ad uno i membri della spedizione, con l'aiuto di vari incantesimi di levitazione, superarono la Grande Roccia, saltarono giù dall'anello della catena più vicino al passaggio per oltrepassare il sentiero che cingeva la montagna tutto intorno fino ad una balconata, che un tempo affacciava sul lago di lava. Ora era soltanto l'ingresso a labirinti che si allungavano nelle viscere della terra. Appena alle spalle della balconata, un sentiero si perdeva in un vortice di luce bluastra. Un portale.
