Attesi
Le mani del paladino si illuminarono di una calda luce dorata. Il fragore della sala lasciata alle spalle era scemato in eco lontane, superate ora dalla nenia di evocazione che avrebbe attivato il portale. Non era possibile accedere a Blackwing Lair con metodi convenzionali, ma solo attraverso l'attivazione di quell'accesso, bloccato magicamente con un sigillo che poteva essere temporaneamente inibito solo grazie ad un rituale ben preciso ed alla chiave: una pietra di thorium incantata dai potenti maghi della torre di Stormwind. Erano lasciapassare consegnati solo ai più meritevoli dalla gilda dei maghi su autorizzazione diretta del reggente della capitale. Di fronte a Selune, una sfera scura su di un treppiede scavato nella roccia.
Intorno a lui i più curiosi (tra cui in prima fila Tempesta e Soncritters che, sfruttando la propria statura, erano riusciti a sgattaiolare quasi tra le gambe del capogruppo) osservavano l'attivazione del portale, mentre i veterani tenevano sott'occhio il sentiero alle loro spalle: non si era mai abbastanza prudenti.
Selune intonò la parte conclusiva dell'evocazione, poi allargò le braccia prima di imporre entrambe le mani sulla sfera. La polvere depositata venne scossa da un fremito, poi un lampo di luce azzurrina saettò dal centro della sfera sfondando la veste di polvere e zolfo che incrostava la superficie.
Il paladino annuì, quindi tolse le mani permettendo alla luce di inondare l'ambiente. - Rore, July. Voi sarete i primi. - sentenziò, quindi si appoggiò alla parete per riprendere fiato.
La soffiata era corretta. Presto avrebbero banchettato e tutto senza spendere nemmeno una moneta di rame per l'informazione! Quella strana femmina doveva avere più di un conto in sospeso con loro se li aveva venduti senza chiedere nulla in cambio, se non la certezza della vittoria, e quella non era in discussione.
Grag il furente si passò la grossa mano sul mento, soffermandosi sull'unica zanna che da sotto il labbro saliva quasi fino all'occhio sinistro.
Quell'elfa dalla pelle blu come il cobalto aveva assicurato che i membri dell'Alleanza che la sera prima si erano riuniti a Thorium Point erano tutti ricchi e portatori di armi degne di essere razziate. Umani, gnomi, elfi... persino qualche nano. Sarebbe stata una gloriosa vittoria per il suo clan.
- Capo, io e i miei figli siamo pronti! - biascicò Occhi Gialli al suo signore. Grag annuì compiaciuto: con la famiglia di quel bifolco aveva messo insieme quarantasette orchi ed uno sciamano. L'Alleanza non avrebbe avuto scampo.
- Grag è sicuro di volersi fidare? - chiese con voce profonda il possente sciamano avvicinandosi al capo clan.
- Cosa vedono le tue ossa? - chiese di rimando Grag seguendo con lo sguardo la moltitudine di collanine magiche che circondavano il collo del suo interlocutore, trattenendo a stento l'impulso di staccargli la testa dal collo per aver messo in discussione la sua autorità.
Lo sciamano annuì gravemente, poi estrasse dal sacco di pelle che portava alla vita le ossa sacre e le lasciò cadere. L'orco sollevò il labbro mentre fissava i segni descritti dalle ossa; infine, raccolto il tutto, si rivolse a Grag mostrando le zanne in una sorta di rozzo sorriso.
- Una vittoria per il clan. L'elfo dai colori del cielo e dalle vesti d'oro non è ostile agli orchi. -
Grag piantò i piedi in terra ed esplose in una terribile risata che echeggiò nella vasta pianura. Poi dette l'ordine: era tempo di combattere.
"Non c'è limite alla stupidità della superstizione insita negli orchi: basta una buona vista, essere celati nell'ombra e saper usare la mente per muovere quei raccapriccianti resti di chissà quale sfortunata creatura per influenzare la volontà di decine e decine di essi."
L'elfa, perfettamente a proprio agio nonostante l'arido territorio, si sollevò il cappuccio dorato sul capo. Il suo lavoro lì era finito, era meglio tornare alla base. Non avrebbe lasciato superstiti alle sue spalle, se qualcuno l'avesse individuata, fosse questi della propria o dell'altrui fazione.
Non voleva essere costretta a lasciare dei morti, ma non avrebbe avuto alcuna esitazione se avesse dovuto estrarre la sua spada dalla lama di luce dal fodero: la sua missione era troppo importante e la segretezza ne era parte integrante.
Zigho fu il primo a sentire il tremolare della terra sotto ai suoi piedi. Non era nulla di preoccupante, almeno apparentemente, ma rappresentava una novità. Secondo i suoi calcoli ci sarebbe voluta almeno una ventina di minuti per permettere a Selune di aprire il portale e far passare tutti dall'altra parte. Una volta che l'ultimo fosse stato teleportato dall'altra parte, la sfera avrebbe mantenuto aperto il passaggio per pochi minuti. A quel punto, Zaltar lo avrebbe contattato con uno dei suoi mirabolanti ed inutili (salvo quel caso) incantesimi di richiamo. Meglio di niente. Poi quel tremolio sotto ai piedi. L'elfo mise a fuoco Shaday e tra le ombre vide la pantera acquattata, pronta a balzare contro l'eventuale minaccia. Le orecchie del predatore si muovevano come alla ricerca di un particolare che non riusciva a cogliere. Poi si voltò e vide Lore che annuiva serio: arrivava qualcosa da Nord.
I nani della Fratellanza del Thorium dovevano aver fatto il loro lavoro come al solito, maledetti mercenari. Grag avrebbe preferito banchettare con qualche cavallo, dopo la battaglia, ma fuori dall'ingresso al Ventre Infuocato non vi era altro che qualche residuo di tracce ed escrementi, nulla di più. L'orco sputò a terra, poi passò un dito sulla lama della sua ascia per constatarne il filo: affilata a dovere. Bene. Con passo sicuro scese dalla collina dalla quale stava tenendo d'occhio la situazione e, seguito dal suo piccolo esercito dapprima al passo, poi sempre più rapidamente fino a correre, si precipitò contro i monoliti di pietra.
Lòre non fece discussioni: voltò le spalle all'ingresso e uscito dalle ombre cominciò a correre a rotta di collo verso il resto del gruppo: un'orda di orchi incombeva e in pochi secondi li avrebbe raggiunti. Dietro di lui Zigho, dopo una rapida valutazione, aveva convenuto che una ritirata strategica fosse più logica. Pochi attimi dopo il fragore della lava venne affiancata dalle urla di battaglia degli orchi!
- Via!!! - gridava Lòre per avvertire il resto del gruppo. Shaday nel frattempo con balzi felini raggiunse i due compagni, superandoli. Dovevano avvisare gli altri, ormai non c'era più tempo.
Pantheoni mise le mani sulla sfera. Un formicolio partendo dai polpastrelli si diffuse dagli avambracci fino al collo, alle spalle, a tutto il corpo. Poi un lampo di luce azzurrina lo travolse avvolgendolo. Il prete scomparve e la sfera, dapprima quasi abbagliante, tornò al suo colore originario.
- Ok, direi che possiamo andare anche noi. - Disse Sceiren a Zaltar.
Barrentrak e Yukina annuirono, così come Mamiya, Imoterius e Ruggine.
- Andate, io passo per ultimo, devo avvisare Zigho e gli altri di... - le parole rimasero nella gola del mago perchè come una eco sempre più vicina lo aveva raggiunto con una prolungata, infinita, "A".
Anche Ruggine si voltò verso il corridoio e ancora:
- Iiiiaaaaaaaaaaaa! –
- Credo sia meglio cominciare a muoverci... - sussurrò Imoterius, poi tutto divenne chiaro: come tre saette Zigho, Lòre e Shaday sbucarono dal corridoio.
I gesti di Lòre erano inequvocabili.
Sceiren vide la scena come al rallentatore: Zigho che svolta l'angolo superato da Lòre, le sue mani che si muovevano scacciandoli verso la sfera, un'orda di orchi urlanti come un fiume in piena inseguire i suoi amici.
- Maghi! In linea! Contenimento! - gridò Sceiren.
Imoterius, Zaltar, Sceiren e Ruggine si disposero in linea. Imoterius piantò il suo bastone magico nel terreno e cominciò ad attingerne il potere; Sceiren sfiorò l'elsa della sua spada prediletta e lasciò scorrerne il potere nelle sue vene. Ruggine estrasse il pugnale e lo puntò verso gli orchi mentre Zaltar afferrò l'asta magica che aveva assicurata dietro la schiena con entrambe le mani e una barriera di ghiaccio trasparente lo avvolse. Un gruppo di orchi allungò il passo e con una corsa inverosimile quasi raggiunse i tre fuggitivi, ma non erano i soli a fruire della magia: all'unisono i quattro maghi esplosero in una singola sillaba e al posto di quattro giganteschi orchi guerrieri inferociti comparvero in uno sbuffo di fumo una tartaruga, una pecora, un pinguino ed un maialino. I quattro animali disorientati presero a guardarsi intorno prima di venire travolti dal resto del clan.
- Giù! - gridò Yukina che nel frattempo aveva incoccato due frecce. Il cacciatore sorrise e pronunciò un incantesimo proprio mentre rilasciava la corda del proprio arco. Zigho riconobbe quell'incantesimo così trattenne il fiato e balzò in avanti in una capriola. Lòre, invece, colta con la coda dell'occhio la pantera, scattò di fianco, afferrò Shaday per il pelo ed evitò la pioggia di frecce scagliata da Yukina passando sotto la pancia dell'amico e ricominciando a correre dal lato opposto. Altri orchi caddero rallentando l'avanzata.
- Veloci! - gridò Barrentrak poi mise la mano sulla sfera e scomparve. Zaltar puntò il bastone verso l'alto e una pioggia di ghiaccio esplose nel corridoio, abbassando drasticamente la temperatura e creando un pantano infernale di acqua e zolfo che rallentò l'avanzata degli orchi.
- Ottimo tempismo, Sceiren! - disse Imoterius contemplando lo spettacolo che avevano scatenato.
- Devo prenderti sul serio?! - Rispose l'elfo sorridendo. Poi, in risposta, i due scattarono verso la sfera e schiacciarono contemporaneamente la mano sulla sua superficie, scomparendo all'unisono seguiti da Shaday e Zigho.
