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Dedico questo secondo racconto ad una meteora nella mia vita,
un amico conosciuto proprio grazie a questo gioco e che improvvisamente è scomparso.
Dedico questo lavoro a Davide “Gattaca”,
ora più che mai comprendo le difficoltà e il dolore che devi aver sopportato e ogni giorno che passa
non posso non pensarti e starti vicino.
Dovunque tu sia, spero tu sia felice.
Prologo



L'elfo dai capelli d'argento correva per il corridoio come un fulmine. I suoi piedi, avvolti in morbidi calzari di cuoio, non facevano alcun rumore... non che fosse necessario fare attenzione al rumore in quel luogo: i tappeti che ricoprivano gran parte del pavimento così come gli arazzi alle pareti attutivano ogni suono, rendendo silenzioso persino il più incauto e maldestro visitatore.
L'elfo voltò a destra e si fermò spalle al muro, ansimando. Appoggiò le mani sulle ginocchia e tentò di riprendere fiato. Accanto a lui il suo fedele compagno: un cinghiale gigante dal quale non si separava mai.
- Una sola regola..., sussurrò al compagno, una sola regola mi sono dato da quando ho lasciato Darnassus... una... -
Riprese la sua corsa indiavolata lungo il corridoio. Il tappeto rosso si allungava verso il fondo e le ombre schizzavano da una parte all'altra, mano a mano che l'elfo passava sotto i lussuosi lampadari di cristallo che ad intervalli regolari erano stati sapientemente fissati al soffitto. Sui muri, a destra e sinistra, quadri raffiguranti scene di caccia. L'elfo afferrò una maniglia tentando di aprire la porta che aveva di fronte, ma era chiusa a chiave e nemmeno forzandola pareva cedere. Così fece due passi, sempre lanciando occhiate alle spalle. Provò ad aprire anche la seconda, dirimpetto alla precedente, ma il risultato fu il medesimo. Si passò una mano tra i capelli sudati prima di riprendere a correre seguito dal cinghiale.
- Una regola semplice! Che mi ha sempre tenuto fuori da situazioni del genere... -
Si fermò, afferrò una tagliola dallo zaino e la piazzò proprio all'angolo, poi prese una boccetta di liquido infiammabile e la lasciò al centro. Infine aggiunse un marchingegno di sua invenzione che avrebbe amplificato l'esplosione. Non che pensasse che quella trappola gli sarebbe servita in quella situazione, ma almeno avrebbe infastidito qualcuno bruciare qualche arazzo! Wildhoney sorrise soddisfatto: qualunque cosa sarebbe successa avrebbe lasciato la sua firma.
- Ricordati, amico mio, ricordati di ricordarmi che qualora dovessimo uscire vivi da questo macello, non dovranno esistere deroghe alla regola d'oro dell'avventuriero e la regola d'oro dice...? Beh? Non mi dire che l'hai dimenticata! - Il cinghiale fissò per un attimo il padrone poi grugnì la sua disapprovazione.
- Andiamo! La regola è semplice e dice: Mai dare ascolto a Zigho! Mai! –
L'elfo riprese a correre: i corridoi si susseguivano in un labirinto di intersezioni riccamente decorate, quasi un museo... i cui custodi però non erano certo inclini a ricevere visite dopo l'orario di chiusura. In effetti era molto simile a quella volta che si era presentato dopo la chiusura al museo delle leggende di Exodar, altra idea geniale del suo mentore. "La storia è la tua forza", ripeteva... molto utile sapere i nomi dei protagonisti delle leggende draenee, pensò.
L'elfo svoltò ancora una volta a sinistra, corse su per le scale e si fermò su un pianerottolo circolare. Davanti a lui una porta, l'ennesima porta chiusa, a destra le scale salivano e Wildhoney per esperienza sapeva bene che più si sale o si scende rispetto al piano di ingresso e peggio era (quella era una lezione utile sul serio!) e inoltre era terribilmente stanco.
Così trattenne il fiato, afferrò il bastone da dietro la schiena e lo puntò a terra. Un'occhiata alle spalle ed accarezzò l'arma che con un sussulto si piegò a mezzaluna. Poi dei rampicanti germogliarono alle due estremità ricongiungendosi al centro. L'elfo aveva sognato per anni quell'arco incantato, non poteva credere che ora fosse suo. Poi, senza troppa convinzione, con la sinistra afferrò la maniglia e la girò. La porta si aprì senza emettere un rumore.
- Andiamo, pare questa stanza abbia vinto il premio! - ed entrò seguito da un titubante cinghiale.
Wildhoney chiuse la porta alle sue spalle e si appoggiò ad essa per riprendere le forze, prima di alzare gli occhi e realizzare dove si trovasse: una fantastica libreria i cui scaffali riempivano tutta la stanza, una enorme stanza circolare alta forse una diecina di metri stracolma di libri di ogni colore, fattezza e dimensione. Alla sua destra un piccolo scrittoio con un manoscritto aperto, un mozzicone di candela, un calamaio ed una penna di pavone. La luce soffusa proveniva dal soffitto, un chiaro artifizio magico. Wildhoney rimase a bocca aperta, mentre passava in rassegna scaffale dopo scaffale spostandosi al centro della stanza.
- Pare che l'abbiamo trovata, piccolo mio! Immagina la faccia di Erebus quando saprà chi ha scoperto questo posto! -
Un alito freddo come l'inverno e letale come la morte stessa lo raggiunse alle spalle gelandogli il sangue e accarezzandogli i capelli.
L'elfo abbassò gli occhi al suo cinghiale che grugniva minaccioso puntando qualcosa dietro di lui.
- Era una regola semplice, Wild... -

Il cinghiale caricò il nemico.