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L'ultima mezzanotte

La luce bluastra del portale prolungò deboli ombre verso l'atrio disabitato della torre bianca. Davanti a Roredrix, ora ad inizio fila, con in mano la sua fedele Thunderfury, una maestosa scalinata di marmo bianco che, attraverso due piccoli archi, saliva ai piani superiori. A sinistra, il corridoio portava verso un altro ambiente. Una luce soffusa e paradossalmente calda proveniva dall'alto. Karazhan non sembrava per nulla una torre disabitata.
Erebus si voltò serio verso il gruppo e chiese l'attenzione anche della punta di diamante della spedizione. Rore prestò orecchio, ma non dette le spalle all'ambiente sconosciuto di fronte a lui.
- Ascoltatemi con attenzione: come ho detto le presenze della torre abitano i livelli superiori, non dovremmo trovare compagnia da queste parti. Quello che però è fondamentale che sappiate è che i fantasmi di Karazhan non sono normali presenze. Non attraversano pareti, non terrorizzano i visitatori, non come gli altri almeno. Gli spettri della Torre Bianca non sanno di essere morti. Continuano ogni notte a rivivere il loro ultimo ricordo, all'infinito. Non passano le porte non perché non ne siano in grado, ma semplicemente perché come da vivi la cosa era impossibile, così anche da morti semplicemente non ci pensano e continuano a vivere il loro ultimo giorno senza cognizione del passato che è stato o del futuro. In un infinito ultimo attimo presente. –
- Certo che sai molte cose per uno che non ha mai messo piede qui dentro. - disse serio Bryger stringendo la sua fedele arma.
- Mi sono documentato, tagliò corto Erebus, Ad ogni modo, da quella parte si procede verso le stalle. Conviene dare un'occhiata, non si sa mai, non vorrei trovare una sorpresa al ritorno, tenuto conto che con ogni probabilità andarcene sarà più complicato di come siamo entrati. –
- Mai lasciare alle spalle una possibile minaccia. - sottolineò cupo Wayscraper accarezzandosi la guancia ustionata.
- Molto bene: Rore, fai strada. - ordinò Ilaria stringendo la sua mazza brillante di luce d'oro.
Roredrix inspirò, poi lentamente, per non far cigolare la sua armatura, armato di spada e scudo, proseguì verso le stalle. Al suo fianco Wayscraper armato con una spada lunga e anche lui con uno scudo, ma a differenza di quello a torre con l'emblema di Silverymoon di Roredrix, quello di Wayscraper era completamente dorato, con creste e sbalzi frutto di una fine lavorazione. Al centro, incastonati, diversi smeraldi che rilucevano di ogni fonte di luce presente. Il Dente dell'uccello di fuoco, uno scudo davvero splendido e altrettanto possente. Dietro ai due guerrieri Erebus, la guida, con il suo fedele demonietto dell'abisso e la puzza di zolfo che lo contraddistingueva e Albina, per ora senza alcun compagno. Alle spalle dei due Ilaria e Lùce, per chiudere con i due cacciatori e, infine, chiudeva la squadra Bryger, guardingo più del solito.
Il corridoio piegò dolcemente verso sinistra e la lusso ordinato incontrato appena entrati cedette il passo alle stalle, proprio come aveva anticipato il capospedizione. Il pavimento di pietra era punteggiato di muschio e paglia. Ragnatele biancastre erano disseminate qua e là, ma non vi erano ragni che le abitavano. Erano semplicemente lì, abbandonate, come i carri lasciati in un angolo e ancora pieni di paglia mezza marcia e dall'odore sgradevole.
- Questo pavimento è un disastro… sarà un problema non fare rumore. - sussurrò a Wayscraper Roredrix soffocando l'ennesima imprecazione. Tutto era silente, tutto era immobile, poi un sospiro, un gemito proveniente da alcuni metri avanti a loro. Roredrix, come sempre, arrestò dapprima la sua marcia, fece disporre al sicuro evocatori e curatori, attese che i cacciatori prendessero posizione di copertura e che il nano avanzasse in seconda fila per affrontare una eventuale minaccia, ed infine, assieme al compagno guerriero, avanzò nella stanza successiva. Al di là di un arco di pietra, la stalla si aprì in una sala circolare più ampia. A destra, l'ennesimo carro abbandonato e circondato dalle ragnatele; dalla parte opposta un'altra arcata ed un altra stanza, oltre al tremolare di una fiamma, parzialmente riflessa dalle lucide pietre grigie del pavimento. Al centro una sedia ed un uomo, legato ad essa, abbandonato su di essa, apparentemente privo di conoscenza. Roredrix si avvicinò di un passo: aveva la stazza di un combattente, anche se provato dall'evidente prigionia. I polsi legati allo schienale della sedia dietro la schiena così come legati ai piedi anteriori della stessa le gambe dell'uomo. I capelli biondi, madidi di sudore, ricadevano in avanti, coprendone il viso.