Traslochi
Con gesti rapidi e quanto possibile precisi, proprio come gli era stato insegnato, preparò un cappio con la corda di canapa e lo schiacciò nel fango che circondava il piccolo laghetto dove presto la sua preda sarebbe andata ad abbeverarsi. L'elfo piegò l'esile ma resistente fronda dell'acacia che aveva scelto per la sua vicinanza al bordo del lago e vi annodò l'estremità della corda. Non appena la gazzella avrebbe infilato la sua zampa nel cappio, la fronda sarebbe scattata, bloccandola. Si guardò intorno guardingo, poi estrasse il pugnale dalla cintura di cuoio e tagliò la coda della corda, troppo lunga. Se il vento avesse deciso di spirare proprio quando la sua preda fosse arrivata, il movimento della corda l'avrebbe fatta scappare. Piccoli trucchi che aveva appreso con l'esperienza e i numerosi fallimenti. Recisa la corda, allacciò i venti centimetri eccedenti alla cintura, poteva sempre tornargli utile, ripose il coltello nel fodero e dette un'ultima occhiata alla trappola. Perfetta. Quasi invisibile anche a lui. Con passi rapidi e senza emettere quasi alcun rumore si allontanò dall'acacia e si acquattò dietro un frondoso cespuglio dieci metri più in là.
Il tempo era sempre stato visto dall'elfo come qualcosa di affascinante: con le persone care, durante momenti piacevoli o estremamente gratificanti volava via come polline trasportato dalla brezza; ma durante l'attesa, nell'incertezza o nel dolore, ogni istante pareva simile a piccole eternità. A questo si aggiungeva che restare immobili per non rivelare la posizione intorpidiva e rendeva gli scatti per concludere la caccia ancora più complessi, talvolta addirittura dolorosi.
Fortunatamente, però, quella volta la famigliola di gazzelle che aveva preso di mira da qualche settimana aveva rispettato le proprie abitudini e precise come l'alba e il tramonto, puntarono senza indugio il laghetto per dissetarsi. Il cacciatore aveva studiato per giorni gli spostamenti delle sue prede e aveva notato che gradivano abbeverarsi all'ombra di quell'acacia il più delle volte. Del resto come biasimarle: il sole nella savana di Nagrand picchiava quasi come sulle distese rosse di Desolace.
Altri tempi, comunque, altri luoghi.
L'elfo scosse il capo da quei pensieri: non poteva distrarsi, non adesso che la sua preda, un'imponente femmina, si avvicinava alla sua trappola. La gazzella fece qualche passo ed affondò di un palmo nel fango, poi cominciò a bere. Evidentemente non aveva centrato il cappio, non ancora. Uno dei due cuccioli che si portava al fianco saltellando le si avvicinò strusciandosi sul fianco. La gazzella scosse il capo e si spostò di un passo verso destra, centrando la trappola. La fronda scattò, la corda si tese, il cappio si strinse, la gazzella saltò all'indietro. Il piccolo branco avvertì il pericolo e rapidamente si allontanò dal laghetto. L'elfo non perse tempo e, pugnale alla mano, corse verso la sua preda. La gazzella, impazzita di terrore alla vista del suo aguzzino, scattò verso lo stagno tendendo la fronda a cui era assicurata la trappola, poi scattò verso la savana, nella direzione presa dal resto della sua famiglia, strappando corda, fronda e parte della pianta. L'elfo saltò e provò a colpirla col pugnale, ma con un salto l'agile animale evitò l'affondo, ormai libera. Il cacciatore scosse il capo, poi aprì il palmo della mano sinistra, lo puntò in direzione della sua preda e pronunciò due sillabe. La gazzella saltò un'ultima volta poi cominciò a rallentare la sua corsa fino a fermarsi, come pietrificata. I suoi occhi cercavano spiegazione e salvezza ruotando in tutte le direzioni, mentre le sue membra si rifiutavano di muoversi.
Il cacciatore abbassò la mano: sconfitto, ancora, e si avvicinò all'animale immobilizzato.
- Avessi avuto io i trucchetti che hai tu quando avevo bisogno di cacciare... come tutto sarebbe stato più semplice. -
L'elfo si fermò. La voce proveniva dalla sue spalle, una voce che non sentiva da tanto tempo.
- E così, disse, hanno mandato un cacciatore per prendere un mago. –
- Veramente le parole esatte sono state: "occorre un elfo per trovare un elfo che non si vuole far trovare". –
L'elfo si voltò e incrociò lo sguardo del suo vecchio amico, poi ripose il pugnale del fodero e schioccò le dita. La gazzella balzò in avanti e cadde rovinosamente, si voltò giusto un istante prima di ripartire nella sua corsa indiavolata.
- Non sei mai stato una cima con trappole e inseguimenti, Sceiren. –
- Che ci fai qui, Zigho? –
