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Cacciatori

Il basilisco

L'enorme creatura le dava le spalle, evidentemente non consapevole della minaccia. Brucava come un'innocua pecora la verde erbetta dei boschi di Terrokkar, sicura che la propria corazza rappresentava ben più che un peso, quanto piuttosto una sicurezza, una fortezza impenetrabile. Non vi era predatore che potesse scalfirla, almeno non nei boschi; ma spesso la consapevolezza di essere protetti diventa la peggiore falla nella protezione stessa ed infatti se nessuna zanna poteva soltanto scalfire le dure scaglie dei basilischi, il trucco era evitare l'esoscheletro e concentrarsi sulle parti molli, lì, dove le zampe si univano al dorso o tra il collo e le spalle ricurve delle creature.
La cacciatrice aveva osservato a lungo quelle creature prima di decidersi ad attaccarle: non era presumibile pensare di attaccare neppure un criceto senza conoscerlo. Non era sua abitudine gettarsi nel buio dell'incertezza, di incertezze ne aveva già troppe così come di bui angoli da esplorare nella propria memoria.
L'elfa si appostò dietro una grossa quercia, afferrò due frecce dalla faretra e le piantò nel terreno, poi incoccò una terza e prese la mira: avrebbe centrato la creatura dietro la zampa posteriore destra, per rallentarla, poi avrebbe colpito al collo per stenderla con le altre due frecce. Silvèr si guardò a destra e a sinistra ancora una volta: non voleva sorprese. Una volta iniziati i giochi la carica del basilisco, anche se ferito, sarebbe stata indiavolata. Non poteva distrarsi. Così, sicura di essere sola ed al sicuro, almeno per il momento, inspirò silenziosamente, trattenne l'aria e tese la corda del proprio arco.
La freccia dalle piume verdi smeraldo lasciò la corda e centrò il bersaglio.

La vegetazione l'aveva tradita. Doveva essere nuova o non sarebbe successo... ma come sempre capita in questi frangenti, la natura non conosce pietà, ma solo le sue regole e l'essere nuovi in territorio ostile è una responsabilità del nuovo arrivato, non delle creature che in esso vivono. Era un insegnamento saggio che Yukina rammentava ogni qualvolta abbandonava il conosciuto per lo sconosciuto. L'elfa era spacciata.

Silvèr attese che il basilisco ferito fosse quasi su di lei prima di attingere al potere che sentiva scorrere nelle sue vene e spiccare un balzo all'indietro di oltre cinque metri. Non appena toccò terra incoccò un altra freccia e la scoccò. Per la quarta volta la freccia colpì il bersaglio. Il sangue verde della creatura colava dalle ferite aperte tra scaglia e scaglia e la sua carica, nonostante non si fosse mai interrotta, cominciò a risentirne. Silvèr sorrise. Era fatta, poi quel barrito alle sue spalle le fece gelare il sangue: un altro basilisco, un maschio dalla profondità del barrito e dalla sua durata, era a poco più di due metri da lei, forse meno, una distanza che avrebbe coperto in troppo poco tempo. L'avrebbe raggiunta. L'elfa si voltò di scatto, lasciò cadere l'arco ed afferrò l'ascia legata con un laccio di cuoio alla cintura. Il basilico incombeva su di lei, la sua ombra la copriva interamente quando con un balzo staccò dal suolo per piombarle addosso con tutto il peso, oltre quattro volte quello dell'elfa. Accadde quindi qualcosa che Silvèr non si seppe spiegare: le scaglie sulla sinistra del basilisco si frantumarono e la creatura venne sbalzata via, lontano da lei. Non era il momento di cercare spiegazioni, ma ringraziare la fortuna, così si voltò e lanciò d'istinto l'ascia contro il basilisco ferito centrandolo tra gli occhi e stendendolo. Afferrato l'arco con una capriola trovò riparo dietro un albero e con gli occhi sgranati e il fiato corto fissò lo spettacolo inspiegabile di un basilisco che combatteva contro la propria ombra.

Il cacciatore distorcente aveva obbedito ai suoi ordini come sempre senza perdere un attimo. Era un amico fedele e la sua capacità di dislocarsi tra il piano materiale e il piano astrale gli permetteva di essere praticamente invisibile coesistendo su due piani di esistenza al contempo. Il basilisco barrì di nuovo, poi fece schizzare la sua coda verso la minaccia invisibile centrandola sul muso e scagliandola contro un albero. Il cacciatore tornò visibile, allargò le zanne minaccioso mentre con la coda lunga ed affusolata come quella di uno squalo descrisse un arco per proteggersi. Il basilisco lo caricò, ma una pioggia di frecce lo inchiodò al suolo. Il cacciatore si leccò una ferita sulla zampa anteriore sinistra, poi si arrampicò sull'albero e scomparve tra le fronde.
- Credo che tu abbia bisogno di una guida, giovane elfa. - bisbigliò Yukina rivelandosi, uscendo da dietro un cespuglio e raggiungendo l'albero dove il cacciatore si era riparato.
Silvèr non era certa di potersi fidare e rimase celata al sicuro nel suo nascondiglio, poi rammentò come quella strana creatura aveva raggiunto il basilisco e decise che era meglio vedere in faccia il nemico, qualora lo fosse stato, così lentamente si alzò lanciando sguardi in ovunque.
- Non ti farà del male, non temere elfa, Fase ne ha avuto abbastanza per oggi. - e sorridendo ripose l'arco nel suo alloggiamento mentre Silvèr, mordendosi il labbro a disagio, faceva altrettanto.