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Segreti

Il nano si passò una mano tra i folti riccioli fulvi della sua barba e scosse il capo. I suoi occhi passarono da Selune appoggiato allo schienale della sua poltrona a quelli di Ilaria che, dritta come un fuso, fissava Erebus con i suoi profondi occhi azzurri. Le sue mani accarezzavano la treccia che scorreva dalla spalla destra fin sul petto.
- Solo noi quattro, perchè Erebus? Voglio dire, se quella alta elfa era un membro dell'Occhio Viola, direi che non trovo nulla di speciale nel fatto che abbia eluso la sorveglianza di mezza Shattrath. Quello che mi chiedo... –
-... è perchè qui e perchè tu?! - chiese asciutto il nano incrociando le braccia sul petto.
Erebus fece spallucce, poi si alzò in piedi. Trovava la sua poltrona estremamente scomoda.
- Leryda mi ha ordinato di non rivelare a nessuno quanto sto per dire. –
- Vedo che segui sempre le istruzioni date... - sorrise Ilaria.
- Non prendo ordini dall'Occhio Viola e di certo non farei nulla senza che voi lo sapeste. –
- Esattamente, Erebus, cosa è venuta a fare qui una alta elfa questa notte? –
- Dobbiamo prendere un libro custodito nella Torre d'Avorio o, come la chiamiamo noi tutti, nella torre di Karazhan. –
- E perchè mai dovremmo mettere piede in un posto del genere? Non potrebbe andare lei a prendersi quel libro? – Erebus scosse il capo.
- No, Bryger, devo andare io, noi. -
Ilaria si avvicinò al compagno e gli mise una mano sulla spalla.
- Erebus, se mi dici che dobbiamo andare per me basta, ma dimmi solo una cosa: prendere questo libro per loro, chiuderà questa... faccenda? -
L'evocatore sospirò rassegnato.
- Sì, risolverà questa faccenda, ma devo portarle questo libro. –
- Erebus, di cosa si tratta? –
- Selune, non ho molti elementi. Quello che so è che Leryda mi ha parlato di una sorta di missione per conto dell'Alleanza, ma non ha aggiunto molti elementi. Non so se crederle o meno, tuttavia la parte che riguarda la mia persona era e resta ben chiara. Se consegno il tomo, saldo il mio... debito e sarò lasciato in pace. Tuttavia non mi sento di organizzare alcuna spedizione senza il vostro consenso. Non metterò in pericolo le vostre vite e quelle di coloro che verranno senza che la cosa non sia ufficialmente decisa dal nostro consiglio. –
Selune si alzò in piedi a sua volta e si stiracchiò puntando le mani sui reni.
- Mi hai svegliato alle primi luce dell'alba per dirmi che non metterai le nostre vite in pericolo? Ridicolo... è da quando ti conosco che non fai altro che metterci in situazioni discutibili. Non so a quale guaio dobbiamo rimediare, ma hai il mio voto.-
- Ovvio che vengo anche io, ma ragioniamo bene su chi portare. Karazhan è una torre piuttosto "popolosa" ultimamente e ai nuovi proprietari non piace essere importunati. Conviene entrare per quanto possibile in silenzio ed in silenzio uscirne. –
- Bryger ha ragione. - sentenziò Ilaria.
- Molto bene, direi che è unanime. Erebus, ora che la segreta missione di Leryda è ufficialmente una missione dei Templari Neri, esattamente, cosa dobbiamo prelevare dalla torre di Karazhan? –
- Lo ha chiamato il "Libro di Medivh". –

- Il segreto di una buona canna da pesca è la flessibilità: se la canna è troppo rigida non sentirai quando il pesce abbocca, se la canna è troppo flaccida non riuscirai a distinguere un pesce dalle correnti del fiume. Vedi, non potrai essere un vero cacciatore se non saprai anche pescare! –
- Non starlo a sentire. La cosa importante è la concentrazione.- - Vero, Yukina ha ragione, se sei distratta non prenderai mai nulla! - e scagliò galleggiante, piombi ed esca lontano nel fiumiciattolo.
Silvèr sorrideva: quell'elfo di Kalimdor la faceva divertire.
- Avanti, continuò Yukina, prova tu. Prova su quel cervo laggiù. - e indicò un maestoso maschio che brucava l'erba poco distante.
L'elfa lanciò un'occhiata al cacciatore che pescava poco distante ed al suo cinghiale accucciato come fosse un cane alla sua destra, poi liberò la mente come le aveva insegnato Yukina e si alzò silenziosamente in piedi. Si avvicinò senza fare alcun rumore alla creatura e sempre fissandola le puntò entrambi i palmi delle mani. Il cervo smise di mangiare e drizzò il collo: aveva avvertito la sua presenza. Ruotò freneticamente le orecchie cercando l'estraneo, ma era come se fosse cieco, sordo, come se i suoi sensi fossero stati eliminati. Non vedeva altro che un'elfa che lentamente si avvicinava. L'elfa attinse all'energia che avvertiva scorrere dentro di sè e si concentrò sul cervo. Doveva sentire il suo cuore, doveva rallentare il battito del cuore dell'animale per poi sincronizzarlo col suo. Un solo cuore, un solo spirito, ripeteva Yukina.