Ritorno a casa (I)
Aveva insistito con Erebus e Selune che partisse al suo posto. Aveva insistito con lui perché prendesse parte a questa missione anche se giovane. Aveva insistito perché prendesse quell’arco.
Wildhoney sorrideva mentre seguiva Erebus e gli altri compagni di quella spedizione verso il cuore di Shattrath, la maestosa sala dove risiede A’dal, la sala dove tutti i portali si aprono, la Sala delle Porte.
- Cos’è, non avrai paura di prendere un portale interplanare per caso? –
Bryger si avvicinò all’elfo stranamente silenzioso.
- Non temere, ci penso io a te. - fece seguito Wayscraper e gli arruffò i capelli.
- Ehi mica sono un poppante, non di latte almeno! –
- Non darti tutte queste arie. Quante missioni hai fatto compresa questa, Wild? - chiese Roredrix inarcando un sopracciglio.
- Non ha importanza "quante" ma "quali"! –
- E da solo senza il tuo mentore? - lo punzecchio Yukina.
- Ma non avete niente di meglio da fare? Non so, assicurarvi di non ritrovarci ad Exodar invece che Stormwind, tanto per dirne una?! –
- Oh, non temere. A quello ci pensa Erebus. Non temere. –
- E' di questo che mi preoccupo... - concluse cupo Wildhoney.
Attraverso un arcata alta quasi una diecina di metri il gruppo entrò nella sala di A'dal, la potente creatura garante dell'equilibrio e anima della città stessa.
- E' sempre incredibile vederlo. - sibilò esterrefatta Ilaria mentre anche Lùce arrestò la sua marcia fissando la gigantesca entità. A'dal non poteva essere considerato una figura umanoide quanto piuttosto una sorta di esplosione di luce. Rore sorrise rammentando a cosa aveva pensato quando lo vide per la prima volta: un gigantesco fiocco di neve, un cristallo di luce sacra. A'dal emanava rispetto oltre che pace da ogni sfaccettatura della sua forma così inusuale.
- Mio signore. - disse Erebus e la risposta lo raggiunse nella mente. Aveva il permesso per accedere ai portali.
- Seguitemi. - disse raggiungendo il primo dei tre portali che puntavano ciascuno ad una delle tre capitali alleate.
- Quanto potere per tenere questi portali perennemente aperti... - disse Lùce fissando a turno tutti e tre gli ingressi.
- E non solo questi. Tutta la sala è piena di portali, per le nostre sedi e quelle avversarie. –
Erebus irrigidì la mascella: per un attimo la missione lo aveva distolto da quel pensiero ricorrente, quel chiodo fisso che non riusciva ad accettare, ma ora lì, vedendo il portale per la sua casa fianco a fianco con quello per Orgrimmar, la capitale degli Orchi, il sangue aveva ripreso a ribollire. Non lo avrebbe mai accettato. Sarebbe stato sempre all'erta.
- Erebus? Andiamo allora? - chiese Wayscraper avvicinandosi.
- Ovvio. Ci vediamo dall'altra parte. - e sbuffando la sua rassegnazione per quella situazione, a suo avviso assurda, scomparve attraversando la fluttuante apertura del portale.
Aria. Aria fresca. Cinguettio di passeri. Uno scoiattolo scese rapido dalla quercia cresciuta con amore per secoli dai custodi del Quartiere dei Maghi e, raccolta una ghianda, corse subito via, sù per il tronco, scomparendo tra le rigogliose fronde. Il discorrere di un maestro ai suoi allievi. Erebus amava Stormwind.
- Non perdiamo tempo. Prendete le vostre cavalcature alle stalle. Ci vediamo all'ingresso tra quindici minuti. - detto questo formulò un incantesimo e ordinò al suo destriero fiammeggiante di materializzarsi. La belva, non potendo rifiutarsi, in uno sbuffo di fiamme e fumo comparve di fronte all'evocatore e nitrendo attese che il padrone la montasse.
- Quindici minuti. Non un secondo di più! - ripeté prima di afferrare il crine ardente della sua cavalcatura e lanciarsi di corsa verso il canale.
- Comodo per lui. Le nostre devono passare un altro portale, mica basta chiamarle perchè arrivino...–
- Evocatori. - sussurrò Lùce scuotendo il capo.
