Come piume
I rintocchi dell'orologio cittadino furono il saluto della Capitale degli Uomini agli otto Templari Neri che, spalle al Quartiere del Mercato, puntavano direttamente ai cancelli della città. Erebus sul suo destriero fiammeggiante apriva la fila seguito da Roredrix e Wayscraper in groppa il primo ad un bianco stallone, Fulmine, il secondo su un pezzato muscoloso e possente. Dietro di loro Ilaria e Lùce, entrambe su due cavalli bianchi, ma più piccoli e meno bardati dei precedenti. Subito dopo Yukina e Wildhoney in groppa a possenti tigri dai denti a sciabola zebrate. Di fianco al primo una pantera nera e, al secondo, l'immancabile cinghiale Boaromir. Chiudeva la fila Bryger, in groppa ad un ram, un montone alto quanto un cavallo e pesante quasi il doppio. Il nano, piegato sul suo dorso, stringeva le redini dell'animale con tutta la sua forza per non venir sbalzato via ad ogni salto. Non amava viaggiare in quel modo, soprattutto non amava che la sua barba si intrigasse col pelo del ram... era una cosa che lo mandava in bestia.
I dolci sentieri che dalla capitale si snodavano nei boschetti della contea di Goldshire erano uno spettacolo per gli occhi e per i sensi. Roredrix sapeva cosa doveva fare prima di lasciare quelle zone così, spronato il suo cavallo, raggiunse Erebus in cima.
- Mi allontano per un po', devo passare dal lago. –
- Non la smetterai mai con questa storia, vero Rore? –
- No, certo che no! –
Allentò le redini e salutando Lùce con la mano si allontanò piegando a destra, sparendo nel sottobosco.
- Dove sta andando? - chiese la sacerdotessa ad Ilaria.
- Rore è un sentimentale, ma credo che sia anche questo che, nonostante la sua età, lo mantenga ancora in vita. Penso che lo rivedremo tra qualche ora prima del guado. –
Lùce si scostò una ciocca di capelli che per il vento gli era finita davanti agli occhi e sorrise impercettibilmente. Ilaria aveva ragione. Roredrix non aveva mai dimenticato il loro lago e non c'era volta che non vi passasse prima di partire per una missione. Era certa che anche un anno prima fosse passato da quelle parti.
- Il romanticismo non ti aiuta in battaglia. - ribattè tuttavia ad Ilaria, prima di ri-nascondersi dietro la sua armatura di insensibile durezza, acquisita coi suoi studi oscuri.
Il sole filtrava di tanto in tanto tra le fronde smosse da un tiepido venticello primaverile, soprattutto quando il sentiero piegava allontanandosi dalle maestose querce che lo delimitavano. La piccola compagnia aveva lasciato ormai da qualche minuto la strada maestra per spingersi dentro al boschetto di cedri che si apriva a ventaglio verso Sud. Come previsto, Roredrix li aveva raggiunti poco dopo aver superato il piccolo ponticello, che con un dolce arco superava un torrente proveniente da Nord e che, verosimilmente, poco più in là sarebbe confluito nel grande fiume a Sud, il fiume che avrebbero guadato per lasciare i sicuri lidi protetti da Stormwind per entrare nelle terre sotto assedio pattugliate dai soldati della Guardianotte. Le terre oltre il fiume non erano sicure da molto tempo ormai e se Goldshire nella lingua antica significava "Contea dorata", ormai da tempo immemore nella stessa lingua la contea gemella a Sud aveva il nome di Darkshire, ovvero "Contea Oscura".
- Accampiamoci qui per un'oretta, lasciamo che le cavalcature si riposino, poi ripartiamo per il guado. Meglio che siano riposate, faremo prima ed eviteremo incidenti. - disse Bryger scendendo dal suo ram con un salto. Senza attendere risposta aprì il suo zaino, prese due pietre focaie, e iniziò a cercare un buon posto per un piccolo falò da campo.
- Possibile che la prima cosa a cui pensi sia mangiare? - chiese Wildhoney scendendo dalla sua tigre e lasciandola libera.
- Attento a non fare lo spiritoso più di quanto non ti permetta di fare, elfo, o questa sera mangeremo tutti cosciotte di tigre zannuta allo spiedo... –
- Stasera dubito che avremo una cena degna di questo nome... per non parlare dell'appetito. Ti passa a Darkshire. –
- A me non passa mai. - tagliò corto il nano iniziando a sfregare le due pietre tra loro.
Erebus si avvicinò al nano affaccendato e senza fermarsi schioccò le dita lasciando cadere una lingua di fuoco al centro del piccolo falò.
- Così è più facile. – disse, mentre la fiamma prese ad ardere sotto gli occhi furenti del nano sconfitto.
- Magia... –
