Dall'alba al crepuscolo
Alte fronde nodose coprivano la luce di un sole ormai quasi scomparso all'orizzonte, lontano, in direzione della contea della Caduta Occidentale. Il cinguettio di passeri, tipico della foresta tutto intorno a Stormwind, aveva ceduto il passo dapprima al silenzio, poi al gracchiare di stormi di corvi. Un vengo gelido spirava da Sud-Est, un vento che Lùce riconobbe: "spirafossa". Secondo la leggenda, il vento tipico della zona inizialmente spirava da Est, un tiepido vento profumato di salsedine, residuo del potente soffio di levante proveniente dal mare e smorzato progressivamente dal suo impatto coi boschi; ma, dopo la maledizione, aveva repentinamente cambiato direzione, spostandosi verso il basso della valle, quasi volesse allontanarsi, per quanto possibile, dai non-morti che avevano reclamato l'antico cimitero, oggi tristemente noto come Collecorvo. Di fatto, solo i corvi, sicuri sopra gli alberi e lontani dalla portata di scheletri e altre blasfeme creature, riuscivano a sopravvivere in quella ostile e sacrilega collina. Il cibo, del resto, non mancava mai per loro poiché, come è noto, i non-morti non si cibano delle carni nelle loro vittime... non tutti almeno. Da allora il vento aveva preso il nome di Spirafossa in quanto era freddo e umido e carico di una nauseabonda puzza di muschio e licheni marciti.
Via via che il gruppo si addentrava, il bosco diventava sempre più fitto e le ombre gettate dagli alberi si frantumavano deformandosi su cespugli sempre più robusti e ostici da superare. In diverse occasioni Wayscraper e Roredrix avevano dovuto ricorrere alla spada per farsi strada.
- Per quanto ancora, prima del sentiero? - chiese Bryger, evidentemente il più penalizzato a causa dell'altezza.
- Mezzo miglio, forse di più. - rispose Erebus togliendosi stizzosamente degli aghi di ginepro dal collo. Aveva dovuto scavalcarne uno poco prima e, dal canto suo, il piccolo albero aveva lasciato sull'evocatore la sua firma in decine di minuscoli aghi verdognoli.
Di tanto in tanto l'ululato di vendicatori neri, grossi lupi tipici di quelle zone, echeggiavano lontano, anche se era difficile valutare l'effettiva distanza della minaccia e questo non faceva che ricordare che il pericolo poteva annidarsi dietro ad ogni albero, dietro ad ogni ombra.
- Occorre accendere delle torce, non so voi, ma comincio davvero a vagare a naso. - disse asciutta Ilaria fermando la marcia ed accarezzando il suo cavallo agitato e stanco.
- Anche io è già da un po' che procedo a naso, per fortuna il "profumo" di Bryger è tale che difficilmente riuscirei a perdermi in questa boscaglia... - disse con tono più serio possibile Wildhoney, ma Bryger non raccolse. Stava pregando. Pregava in silenzio ormai da alcuni minuti e neppure colse le parole del compagno.
- Siamo in una terra martoriata - disse voltandosi serio - molte donne, uomini, pargoli sono caduti in questi boschi, lungo i sentieri meridionali, in città... e neppure il conforto del riposo eterno li attende dopo la morte, non qui. Mostriamo quanto meno rispetto per questi luoghi e per quello che rappresentano. E' il minimo che possiamo fare: Darkshire rappresenta una delle peggiori sconfitte che mai abbiamo subito, non dimentichiamolo. –
Wildhoney distolse lo sguardo e prese ad accarezzare la sua tigre fissato da un silenzioso Boaromir, mentre Ilaria annuì tristemente.
- Avanti Rore, fai strada. il sentiero settentrionale non dovrebbe essere lontano. - aggiunse una glaciale Lùce riprendendo la via.
Il crepitare della fiamma aggrappata a ciascuna torcia era l'unica eccezione ad una marcia completamente silenziosa. Salvo il gracchiare di un corvo, gli schiocchi degli arbusti spezzati dalle due punte della spedizione o i passi nella boscaglia; nessun suono, nessuna parola. Tra le fronde fitte di tanto in tanto la luce di una gelida luna filtrava fino al suolo, per scomparire un attimo dopo, coperta dal movimenti dei rami scossi dallo Spirafossa, sempre più rigido. A un tratto, senza preavviso, Roredrix arrestò la marcia sollevando la destra in modo che tutti potessero vederla. Il gruppo si fermò, prima di disporsi ai lati del sentiero aperto a suon di spada, celandosi nella vegetazione. Le torce vennero spente rapidamente e spade e pugnali lasciarono i loro foderi lentamente, senza emettere alcun rumore. In lontananza, apparendo e scomparendo, una luce, come un riflesso di luna, una scheggia di fuoco serpeggiava di tronco in tronco. Apparendo, scomparendo, apparendo, scomparendo, ma inesorabilmente proseguendo nella direzione dei Templari Neri.
