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Karazhan: la Torre Bianca

Karazhan

Le rovine delle abitazioni in pietra tutto intorno la torre lasciavano presagire che un tempo, molti anni prima, la Torre Bianca fosse il fulcro di un piccolo villaggio, contadini e pescatori probabilmente. Ora non restava che un cumulo di ruderi disabitati, riflesso distorti dei tempi che furono, i tempi i cui la Torre Bianca ospitava maghi e studiosi da tutti i Reami dell'Est e da Kalimdor, i tempi in cui la Torre Bianca era la dimora di uno dei più potenti maghi di sempre. I tempi di Medivh.
Le stelle punteggiavano un cielo nero come la pece e l'aria era insolitamente fresca, vista la stagione primaverile ormai al termine in favore dell'estate. Non un alito di vento spirava, pareva quasi che lo spirafossa o il mortevento fossero rimasti decine di metri più in alto, all'altezza dei passi di montagna appena superati, decine di metri sopra le loro teste.
- Molto bene, allora: dov'è il libro? Ne hai almeno la minima idea? - chiese Bryger scendendo dal suo ram e lanciando occhiate preoccupate a destra e sinistra, quasi prendendo le misure della base della torre per calcolare quante stanze potenzialmente avrebbero dovuto ispezionare prima di avere successo.
- La torre di Karazhan è un luogo estremamente pericoloso. Se un tempo era abitata da decine, forse centinaia tra maghi, guerrieri o anche semplici viandanti e abitanti della zona, oggi è popolata da tutt'altro che amichevoli presenze. - iniziò Erebus come se il nano non avesse chiesto nulla. L'evocatore dissolse il suo destriero infernale con un gesto svogliato della mano, poi afferrando un piccolo scrigno dallo zaino, riprese a parlare.
- La mia fonte mi ha assicurato che la base della torre è piuttosto sicura. Inspiegabilmente le presenze che abitano i piani superiori non sono mai giunti fino al piano terra, quindi, almeno all'inizio, non dovremmo avere problemi di alcun tipo. Salendo ai piani superiori, invece, ci imbatteremo nei veri abitanti della Torre Bianca. –
- Non-morti? - chiese Yukina, mentre assicurava ad un esile albero rinsecchito la propria tigre.
- Non-morti! Ovvio! Finalmente!, ho ancora una gran voglia di frantumare ossa da quando quei vigliacchi se ne sono scappati con la coda tra le gambe a Darkshire! - disse Bryger sfregandosi ansiosamente le mani.
- Non-morti, sì, ma non frantumerai le ossa proprio di nessuno temo.- rispose Erebus sempre fissando la sommità della torre, sfocata da una debole nebbiolina.
- In che senso, scusa? –
- Non si tratta di scheletri o zombie, no. La torre è infestata dagli spettri. – Roredrix si era appena voltato dopo aver impastoiato il suo destriero accanto a quello di Wayscraper, tuttavia dovette far leva a tutto il suo autocontrollo per non scoppiare in una fragorosa risata: se Albina era candida come la neve, Bryger lo era diventato persino di più. Anche la barba sembrava non più fulva, ma rosata, sbiadita dalla notizia inattesa e terribile.
- Come sarebbe a dire spettri! Tu mi avevi detto che erano… -
- Non-morti, Bryger, non-morti e gli spettri lo sono. –
- Ma che razza di non-morti sono quelli a cui non posso fracassare le ossa?! Spettri… -
- Problemi con i colpi d'aria, nano? - lo stuzzicò Wildhoney.
- Problemi con i colpi d'aria… ne riparleremo quando saremo circondati dai tuoi colpi d'aria… - rispose grattandosi la testa Bryger.
- D'accordo, allora: sappiamo che sono spettri, sappiamo che la base è sicura e sappiamo che cerchiamo un libro. Altro, Erebus? - chiese Ilaria concentrata.
- Sì, che la biblioteca potrebbe essere sorvegliata. - detto questo Erebus si avvicinò al portone di legno rinforzato da bande di ferro.